Cosa significa essere motociclista senza etichette

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Cosa significa essere motociclista - Maxmoto
Mototerapia

Alla prima sosta arriva sempre la stessa domanda: che moto hai? Rispondo, e mentre rispondo vedo l’altro che mi sistema su uno scaffale che conosce già: se hai la turistica sei quello che viaggia, se hai la sportiva sei quello che corre. Quasi nessuno mi fa l’altra domanda, quella che mi interesserebbe davvero: per te,cosa significa essere motociclista? Che cosa ti porta fuori di casa, che cosa ti succede nella testa dopo cinquanta chilometri?

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L’etichetta arriva prima della persona

L’altro giorno, nelle storie diMatteo Dal Fiume, ho letto una riflessione sul pensiero critico che sembra banale e che invece quasi nessuno mette in pratica:cerchiamo l’appartenenza più della verità. Quando c’era da sopravvivere aveva un senso, perché stare nel branco aumentava le possibilità di farcela; fuori da quei contesti, però,il pensiero di gruppoprende il posto del ragionamento, e chi vuole piacere a tutti smette di dire ciò che non torna.

Nel motociclismo ne ho già scritto a proposito delletribù del motociclismo: siamo un arcipelago, ci si aggrega per somiglianza, ed è giusto così.Il guaio comincia quando la tribù smette di essere un’isola e diventa un confine.

Lo vedo dappertutto. Nei gruppi in cui ogni scia nel cielo diventa una prova, in quelli convinti del complotto delle case farmaceutiche, ci si intende con mezza parola e chi prova a verificare diventa sospetto. Dal Fiume aggiunge che pensare in modo critico non significa fare il bastian contrario, perché andare sempre controcorrente non rende giusta una posizione, e su questo sono d’accordo. Lo scontro non mi interessa:mi interessa tenermi quello che penso, anche quando mi costa un posto a tavola.

Nella moto il branco ha il nome di un modello

Da noi succede la stessa cosa. La moto ci accomuna, ma subito ci divide in settori: la sportiva, la turistica, l’enduro, la custom. Ognuno porta con sé un’identità motociclistica già confezionata, con i suoi saluti, il suo abbigliamento e la sua idea di chi sia un vero motociclista e di chi no,come se essere motociclista dipendesse dalla moto parcheggiata fuori dal bar.

Quanti parlano di moto partendo dal motivo per cui ci salgono? Pochi. Si discute di modelli, di allestimenti, di cavalli, e il perché resta in garage. Eppure ho visto gente con lo scooter fare viaggi molto più impegnativi di chi aveva moto strutturate, comode e quant’altro.A me non interessa la moto che hai: mi interessa sapere perché ci sali, come ci stai sopra e che cosa ti porti a casa da ogni giro.Anche la politica si è accorta di noi:giornata nazionale della cultura motociclistica.

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Cosa significa essere motociclista, per me

Del perché ho parlato nell’articolo sulmotociclista vero, quello che smonta il mito della gomma chiusa.Quel perché, però, ha anche un costo, quando il gruppo te ne chiede un altro.

Io ho ricomprato una moto turistica perché quel modello mi piaceva e ci sono cresciuto sopra. L’enduro non mi dice niente, la crossover nemmeno: mi mancherebbe l’emozione che cerco, e quella la trovo soltanto in una moto che mi somiglia. Prima o poi le sport tourer non le faranno più e mi dispiacerà; mi adatterò, in parte, masarà il mio spirito critico a ricordarmi che non è la stessa cosa.

Per me essere motociclista vuol dire cercare l’uso della moto che mi corrisponde, senza passare dal modello per entrare in un gruppo.Ci vado perché mi appassiona, perché è una parte di me, perché mi restituisce emozioni e valori che sono miei. E spero di ritrovarli negli altri.

Il costo di non piacere a tutti

Se un motoclub vive la passione in un modo che non mi appartiene, non ci entro. Non lo frequento e non fingo di crederci, perché ciò che propone, che sia una storia, una leggenda o una costrizione, non rientra nei miei valori. Ha un prezzo, lo so: qualche invito che non arriva, qualche saluto in meno, la fama di quello che sta per conto suo. Anche adeguarsi, però, ha un prezzo, soprattutto in tempi come questi, in cui tutto viene banalizzato o polarizzato, equel prezzo lo paghi ogni volta che ti guardi allo specchio.

Chi cerca le mie stesse cose, quando lo incontro, lo riconosco in fretta:parla poco del modello e molto di una curva che conosce a memoria e che riesce ancora a sorprenderlo.

Alla prossima sosta qualcuno mi chiederà che moto ho, e risponderò come sempre. Poi aspetterò l’altra domanda, quella su cosa significhi essere motociclista, che quasi nessuno fa.E tu, quale domanda vorresti che ti facessero?

Autore

  • Maxmoto

    Massimo — Maxmoto since 1975
    Sono in sella dal 1990, da un Aprilia SR50  trasformato in officina. Poi un 125 fino alla BMW K1600GT con sei cilindri in linea che risponde come risponde un vecchio amico. Nel mezzo: una Honda CBF 600, una Yamaha FJR 1300 con oltre 225.000 km insieme, curve alpine, passi dolomitici, la Sardegna, la pioggia, il freddo alle caviglie e tutto ciò che sta in mezzo. Oltre 400.000km
    Negli anni ho seguito diversi gruppi e associazioni che si occupano di sicurezza stradale, di sensibilizzazione sui sistemi di sicurezza e di un abbigliamento adeguato alla guida in moto.
    Scrivo di moto-terapia perché l'ho vissuta prima di darle un nome. Se sei arrivato fin qui, probabilmente sai già di cosa parlo.
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4 Responses

  1. Figurati io che giro in scooter. Ero motociclista in realtà, e quando lo dico è ancora peggio, i più non riescono a concepire quello che a loro appare un cambio di mentalità. Poi non è sempre così; sabato scorso ero a fare spese al supermercato, il mio X8 400 in uno degli stalli per le moto, visibile dalle casse. Vedo che accanto c’è parcheggiata una Harley, un bobber. Combinazione quello dietro di me ha un gilet di pelle che grida “Harley!” lontano un km… La faccio breve, uscendo facciamo due parole, io – prevenuto – minimizzo il mio scooter, e di rimando mi sento dire: “…e che c’entra? Contano le due ruote e le ragioni che ci muovono, non quello che abbiamo sotto al culo. Al vero biker non importa cosa guidi…”.

      • Aggiungo: io saluto pure i cinquantini se ne ho l’occasione, perché da ragazzino mi piaceva un sacco sentirmi parte della comunità, e capisco che è ancora così. Da che ho lo scooter molti non rispondono… Pazienza, non perdiamo lo spirito che dovremmo avere tutti.

        • Marco, il saluto non si misura in cilindrata. Anch’io da ragazzo aspettavo quel cenno della mano e per un attimo mi sentivo grande. Se qualcuno non risponde allo scooter, il limite è suo, non del mezzo: tu continua a salutare, prima o poi la mano si alza anche dall’altra parte. Buona strada.

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