Il sole era basso sulla sinistra. Non proprio alla mia sinistra, la mia direzione era a nord-ovest. Uno di quei soli di fine pomeriggio che non illuminano, tagliano.Stavo seguendo cartelli. Non il navigatore, i cartelli. Uno diceva Ferrara, uno diceva Ravenna, uno diceva qualcosa che non ho neanche letto bene perché a quel punto avevo già deciso di non decidere,perché seguivo la strada migliore.
Il rientro da Imola poteva durare due ore.
Ne ho messe quasi quattro. Non mi sono perso: ho scelto.
Il professore e il bambino
C’è un filosofo, Nicola Donti,che racconta di uno studioso che una volta ha fatto questa domanda a un bambino sotto i cinque anni: se devi andare dal punto A al punto B, qual è la strada migliore?
Il bambino ha disegnato una cosa storta, piena di curve e deviazioni. Il professore l’ha guardato con quell’aria di chi sa già la risposta giusta e gli ha chiesto come poteva essere migliore una strada così.
Il bambino ha risposto con una domanda: “Ma lei ha chiesto la migliore o la più veloce?“
Donti si ferma lì. E io, quando ho sentito quella storia, ho pensato: io lo sapevo già. Lo so da quando ho iniziato a guidare il due ruote. Solo che non avevo le parole per dirlo.
L’andata spesso non è la strada migliore
Pochi giorni fa, nell’ultima settimana di Marzo, dovevo partire per una trasferta di lavoro. Era mattina e avevo fretta. L’auto ancora non disponibile, la destinazione era Montalto di Castro, a 500km con l’intera Toscana da attraversare.
Quindi, quale era la strada migliore da fare sapendo cosa avrei dovuto attraversare?
Andiamo per ordine. I chilometri tra il Veneto e la Maremma non sono pochi, e come ho scritto quella mattina avevo fretta. Ho preso l’autostrada, la superstrada, le strade tra Siena e Grosseto martoriate dai cantieri per la nuova quattro corsie, quella che costruiscono da trent’anni e forse finiranno quando non ci sarò più io a percorrerla. Era la strada più veloce.
Il rientro era un’altra storia.
Ho guardato il navigatore, sapevo già cosa avrei voluto fare, ho guardato l’orologio, ho impostato “senza pedaggi” e sono partito. Seguivo il navigatore, a volte, il resto era di istinto, di nomi sui cartelli che ricordavo, di sole che calava.
Il sole come bussola

Il Chianti lo conosco. Salgo però più basso, non vero Nord, ma verso Volterra, passando da Larderello con le sue centrali Geotermiche e il paese circondato da tubi cromati, che pescano i soffioni boraciferi per l’energia nelle centrali. Salgo per Saline di Volterra e poi su, tra curve sinuose fino alla città dell’alabastro. Non ho tagliato in diagonale, sono stato più basso per poi salire verso Castiglion Fiorentino. Ho passato paesi che non avevo mai sentito nominare, colline verdi cangianti, una piazza con due bar e nessuno seduto fuori, campagne ondeggianti che si allungavano fino a dove l’occhio smetteva di funzionare.
A un certo punto non sapevo più bene dove fossi. Avevo anche spento il navigatore dopo Volterra, seguivo solo i cartelli. Ed ecco il segnale per Empoli, poi Montespertoli, poi avevo seguito un cartello che diceva qualcosa di convincente e mi ci ero fidato. Il sole era ormai era alle mie spalle, erano le 18:30 poco più, decido che la strada migliore a questo punto era l’autostrada.
La strada migliore: SS64, verso la Toscana
Non era la prima volta che ragionavo così.Qualche mese prima dovevo scendere a trovare mio fratello, mia cognata, mio nipote. La A1 era lì, veloce, prevedibile. Ho preso la Porrettana SS64, e con quella anche un po’ di pioggia.
Ho attraversato la Valle del Reno, Sasso Marconi, ho visto paesi che conosco dove ogni volta da 30 anni noto pochi cambiamenti. qualche casa ormai abbandonata, bar sempre i soliti, almeno di quelli che ricordo. Marzabotto, Vergato, con il motore che cambia tono nelle salite, quando ormai la pianura era già lontana e le curve cominciavano a diventare più cieche. A un certo punto un cane ha deciso che la sua cancellata era un confine da difendere e mi ha rincorso per venti metri abbaiando. Dei bambini in un parchetto si fermano e tenendo il pallone in mano mi guardano, come fossi un extraterrestre e mi salutano.

Attraverso Riola con laRocchetta Mattei, che mi compare davanti sempre enigmatica e affascinante. Scavalco il passo e giù verso Pistoia, e giù acqua. La bellezza del profumo della pioggia sull’asfalto caldo, non posso descriverla qua. Ci ho messo di più, ma la strada migliore poteva per me quel giorno essere solo questa.
Il siluro nel buio
Mi torna in mente qualcosa da bambino.Da Prato a Bologna si prendeva il treno, Intercity o il regionale, che all’ora’epoca chiamavano locale. Andavano piano, quei treni. Mostravan le cose. La Valle del Bisenzio, le prime pendici dell’Appennino, la stazione di Vernio prima del tunnel, San Benedetto Val di Sambro con quelle montagne strane che sul lato toscano salgono veloci e sul lato emiliano scivolano lunghe verso la pianura, come qualcosa che non ha fretta di arrivare.
Poi è arrivata l’Alta Velocità. Il primo tratto con la galleria nel Mugello.Mezz’ora e sei a Bologna,raccontavano con quell’entusiasmo di chi scambia la velocità per un valore.
Mezz’ora dentro un siluro di luce artificiale nel buio pesto del tunnel. Il segnale del telefono che va e viene. Lo schermo come unico paesaggio.
Non è progresso. È rinuncia.
La strada migliore ha un odore
Quello che trovi sulla strada lenta ha un peso specifico diverso.Il bar con i vecchi seduti fuori che ti guardano passare senza giudicarti, solo guardando. I bambini in un giardino fermi per un secondo mentre la moto passa. L’odore del concime appena sparso su un campo che senti prima di vederlo. Le campagne cristalline di novembre. Le prime curve sulle pendici dell’Appennino dove l’asfalto si restringe e l’aria cambia.
Queste cose non le prendi se hai fretta.
Le prendi solo se hai deciso che il viaggio non è l’intervallo tra la partenza e l’arrivo. È il punto.
Le prossime tappe con la strada migliore
Non so quale sarà il prossimo rientro da allungare, quale strada migliore e quale deviazione seguirò. So già come ci arriverò,scorrendo sulle stradesenza forzare velocità e tempi. Con il sole che mi dirà quale direzione sto prendendo, i cartelli come suggerimenti, il navigatore muto e la mappa aperta.
La strada migliore sarà quella che sceglierà il cuore.








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