Nuovo Codice della Strada 2026: la moto resta un dettaglio?

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Nuovo codice della strada - Maxmoto
Comunità Motociclistica

Ero fermo a un semaforo, il motore della K1600 al minimo, quando scatta il verde e parto, ma devo frenare di colpo perchè uno in bici mi taglia la strada e attraversa sulle strisce veloce. una doppia infrazione al Codice della Strada, oltre al procurato pericolo.

Confido nelnuovo Codice della Strada 2026, ma è ancora un cantiere aperto. La consultazione voluta dal Ministero delle Infrastrutture si è chiusa sembra pochi giorni fa, il testo definitivo è atteso entro il 14 ottobre, poi si passa al Parlamento. Fino ad allora, nessuna delle proposte che leggerete qui è legge. Vale la pena dirlo subito, perché la fretta di titolare “cambia tutto” corre già più veloce della fretta di scrivere le norme.

Corsia di emergenza moto: non è un regalo

Tra le proposte che riguardano noi motociclisti, la più discussa è l’apertura della corsia di emergenza in caso di incidenti o code, sempre garantendo il passaggio ai soccorsi. Letta così, sembra buon senso: chi sta fermo da venti minuti sotto il sole d’agosto, il casco che scotta e le mani sudate sulle manopole, lo sa bene. Ma non è un regalo, per me sarebbe una scommessa su chi ci guida attorno.

Vi sarete trovati in coda, con un’auto che vi stringe come vede il vostro arrivo sulla mezzeria. Ecco, temo che la norma, invece di regolare un comportamento che esiste già, finirà per dare a qualche automobilista frustrato una scusa in più: tanto lo fanno anche le moto. Avrei preferito una soluzione diversa: obbligare chi è in coda a stringersi verso i lati delle corsie, lasciando la mezzeria libera per chi deve passare, moto o ambulanza che sia.

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Assicurazione moto: la falla che nessuno vede

Sul fronte dell’assicurazione moto, il testo base punta il dito contro chi circola senza copertura: incrocio delle banche dati, sequestro immediato del veicolo alla prima verifica, sanzioni raddoppiate, fino a sette punti in meno sulla patente. Tutto sacrosanto.

Ma di chi possiede più di una moto, nemmeno una riga.

Chi ha in garage due o tre mezzi diversi, magari uno da viaggio, uno da weekend, uno d’epoca tirato a lucido, continua a pagare una polizza per ciascuno, anche se ne usa uno alla volta. Esistono, sì, le polizze cumulative per i motoveicoli storici, ma sono prodotti commerciali delle compagnie assicurative, non una semplificazione del Codice. Chi non ha ancora vent’anni sul libretto dalla prima immatricolazione, della propria collezione resta escluso comunque. Da decine di anni i comitati motociclistici, storici e non, chiedono una revisione seria dell’obbligo assicurativo per chi possiede più mezzi, ci hanno messo la faccia e il tempo libero delle sere passate in sede, e il nuovo testo passa oltre come se il problema non esistesse.

Il bollo moto, sempre lui

Poi c’è il bollo moto. Non è una tassa sulla moto ma una tassa sull’esistere di una moto.

Qui il cambiamento non arriva dal Codice della Strada ma da un decreto fiscale separato, il 147 del 2026: la Regione a cui pagare si stabilisce ora in base alla residenza del proprietario e non più alla targa, e per chi vende un usato non basta più consegnare il mezzo o la fattura, conta solo la trascrizione al PRA. Gli importi del bollo moto restano quelli di sempre. Cambia la burocrazia, non la sostanza.

Eccesso di velocità: cambia il nome, non solo il numero

Una novità concreta, questa sì, riguarda l’eccesso di velocità. Il nuovo impianto introduce il “divieto di guida” al posto della sospensione della patente, e in autostrada scatterebbe già oltre i venti chilometri orari sopra il limite, quaranta in città. E già questa se fosse vera è una cosa assai assurda. Con limite in città se superi di 40kmh significa sfrecciare per le vie a 90kmh! In autostrada se hai il limite a 110kmh ti basta arrivare ai 130kmh e scatta il “divieto di guida”.

Da vedere se la maggiore certezza pesi più della minore discrezionalità, soprattutto per chi in moto un aumento dellavelocità è una sceltain sorpasso, perchè la considera prudenza, non incoscienza.

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Guardrail: la sicurezza si ferma prima di arrivare a chi la deve garantire

E poi c’è il punto che nessun titolo di giornale mette in prima pagina.

Esiste già, da tempo, l’obbligo per gli enti proprietari delle strade,come già ne avevo parlato in un altro articolo, di installare i dispositivi salva-motociclisti nelle curve con raggio inferiore a 250 metri, o dove negli ultimi tre anni si siano contati almeno cinque incidenti gravi con moto coinvolte. Esistono perfino incentivi economici per chi li installa. È il risultato di battaglie che i comitati motociclistici portano avanti da prima che io mi mettessi il primo casco integrale, curva dopo curva, lutto dopo lutto.

Vi siete mai chiesti cosa succede a un ente che non lo fa?

Niente. O meglio: niente finché non succede un incidente. Solo allora, con una causa civile, un tribunale può condannare l’ente al risarcimento per omessa manutenzione. Non è prevenzione. È contabilità del danno già fatto.

Il nuovo Codice della Strada punta più sulle sanzioni per chi guida che sull’educazione, e sulla responsabilità di chi le strade le progetta, le costruisce e le mantiene.Ai motociclisti si chiede di rispettare regole sempre più dettagliate. Agli enti proprietari, per ora, si chiede solo di sperare che non succeda niente e soprattutto, nessuna sanzione per loro sembra promessa in caso di inadempienza o infrazione.

Non so voi, ma io continuerò a guardare ogni curva cieca chiedendomi se su quel guardrail c’è la banda gialla o il palo nudo.

Autore

  • Maxmoto

    Massimo — Maxmoto since 1975
    Sono in sella dal 1990, da un Aprilia SR50  trasformato in officina. Poi un 125 fino alla BMW K1600GT con sei cilindri in linea che risponde come risponde un vecchio amico. Nel mezzo: una Honda CBF 600, una Yamaha FJR 1300 con oltre 225.000 km insieme, curve alpine, passi dolomitici, la Sardegna, la pioggia, il freddo alle caviglie e tutto ciò che sta in mezzo. Oltre 400.000km
    Negli anni ho seguito diversi gruppi e associazioni che si occupano di sicurezza stradale, di sensibilizzazione sui sistemi di sicurezza e di un abbigliamento adeguato alla guida in moto.
    Scrivo di moto-terapia perché l'ho vissuta prima di darle un nome. Se sei arrivato fin qui, probabilmente sai già di cosa parlo.
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2 Responses

  1. …ciclisti: ero in auto (ogni tanto accade) al semaforo. Arriva un piccolo gruppo dietro di me, chi mi passa destra, chi a sinistra, non rispettano il rosso (ovviamente), si guardano appena intorno ed attraversano incuranti del traffico. Stacco un “…echecazz*!” e suono il clacson, uno neppure si gira e mi fa il dito medio, un altro mi manda direttamente a farmi fotter*. Certamente non sono tutti così, ma per quelli che lo sono vorresti che qualche Dio poco incline alla benevolenza decidesse di fargli venire seduta stante un attacco di cagotto in assenza di un bagno.

    • Quando c’è la pista ciclabile, una pista ciclabile dedicata esclusivamente ai ciclisti, e stanno in strada… E non diciamo il discorso quando stanno in coppia, gruppi tutti affiancati.

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