Mototerapia: se il problema viaggia nel bauletto

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Mototerapia e bauletto: quando il problema viene con te
Mototerapia

Il bauletto posteriore, ultimamente, pesa un po’ di più. Non per il peso vero, quello si misura in grammi e non cambia niente.Pesa perché dentro, insieme alla goletta e alla borraccia termica, c’è il Curriculum e alcuni documenti. Poi indirizzi impostati sul navigatore con tragitti stabiliti, alcune deviazione sui Colli Berici giusto per mantenere quel gioco diMototerapia.

Sono in un periodo della vita che spero sia un periodo. Ma è la vita.

C’è una trappola, in questa frase, quasi perfetta nella sua semplicità. Promette una via di fuga: se è solo una fase, prima o poi finisce. E nello stesso istante si richiude, perché quella fase è già, semplicemente, il tempo che sto attraversando adesso. Viviamo spesso al condizionale. Rimandiamo il significato delle cose a un dopo che si allontana ogni volta che crediamo di avvicinarlo, come l’orizzonte quando cammini verso di esso.

Mototerapia: quando il problema viaggia nel bauletto

Il bauletto non è un sedile passeggero dell’auto

Su un’auto, i fogli li metti sul sedile accanto. Li vedi. Ti giri, sono lì, e con loro il problema che rappresentano: la ricerca, l’incertezza, il bisogno di trovare qualcosa di nuovo dopo che qualcos’altro si è chiuso.

In moto no. Il curriculum, gli indirizzi, il vestito di ricambio finiscono nel bauletto posteriore. Chiudo il coperchio e da quel momento non li vedo più. Non mi giro a controllarli a ogni semaforo. Guido, e davanti a me c’è solo la strada.

Non è distrazione. È qualcosa che assomiglia più a una tregua.

Non ho la musica, in casco. Non l’ho mai tenuta, veramente, nemmeno prima di questo periodo. Quindi cosa faccio, per quaranta minuti di statale prima di un colloquio, prima di una presentazione, prima di un incontro che potrebbe cambiare qualcosa?

Niente. Guido.

E qui capita la cosa strana, quella che sto riscoprendo (non è la prima volta che mi succede, ma ogni volta la dimentico), è la concentrazione richiesta dalla guida che non lascia spazio a nient’altro. Non puoi essere in curva o nella strada trafficata e pensare contemporaneamente a come ti presenterai, a cosa dirai, a quanto conta quell’appuntamento per il mese prossimo. La strada pretende te, tutto intero, adesso.

Cosa cambia, quando la moto smette di essere solo evasione

Per anni ho raccontato la moto come lo strumento che mi porta via dai problemi, che in sella arrivano le risposte, questa sorta diMototerapia. La classica fuga del sabato mattina, il casco che chiude fuori il resto. Questo periodo mi sta insegnando qualcosa di diverso.

La moto oggi non mi distrae dal problema. Lo porta con me.

Non lo vedo, mentre guido. Ma è lì, chiuso nel bauletto, e arriverà con me al punto di arrivo. Quando scendo, quando apro il coperchio e tiro fuori i fogli, rientro nel gioco. Il gioco delle opportunità da cercare, delle porte a cui bussare, delle strade che non sono quelle che avrei scelto se potessi scegliere davvero, ma che sto comunque percorrendo.

Vi è mai capitato di sentire che qualcosa che prima era solo piacere diventare anche altro, senza smettere di essere piacere?

C’è un costo, in tutto questo, che va detto senza girarci intorno. La benzina, l’assicurazione, la manutenzione: la moto oggi ha anche un prezzo che prima pesava meno, quando girare era solo un vezzo del weekend. Duecento chilometri a girare per fare colloqui, vedere agenzie, seguire gli iter burocratici, non sono gratis. Ma sono comunque, ancora, l’unico modo che conosco per arrivare da qualche parte già pronto, invece che già esausto.

Il tempo non procede per capitoli

Il tempo non si comporta come pensiamo, non avanza con l’indice già scritto, coi capitoli separati e ordinati. Si deposita, piuttosto, come sedimento, e ogni fase che credevamo di attraversare soltanto lascia una traccia che non si ritira quando quella fase, presunta, finisce.

Ci si volta indietro, spesso più tardi di quanto vorremmo, e si scopre che la somma di quelle soste provvisorie era il cammino stesso. Non l’anticamera di qualcos’altro.

Aggiungo una considerazione più scomoda, perché mi sembra onesta: siamo condizionati da fattori che non abbiamo scelto, come il momento in cui capita di dover ricominciare, le risorse che abbiamo o non abbiamo, gli incontri casuali che spostano la traiettoria senza che lo decidiamo noi. La libertà che ci raccontiamo in sella è sempre una libertà dentro condizioni date, mai una libertà assoluta. Anche questo bivio, quello del bauletto pieno di curriculum, porta con sé il peso di tutto quello che l’ha preceduto.

Mototerapia: quando il problema viaggia nel bauletto

Forse l’unico gesto libero

Forse l’unico gesto davvero libero, in questo disegno, è smettere di aspettare il momento in cui la vita comincerà sul serio. Non perché quel momento arrivi prima, ma perché non arriverà mai in una forma diversa da questa: fogli nel bauletto, niente musica in testa, una curva dopo l’altra fino al punto dove devo essere.

Questa non è la mototerapia dei weekend liberi. È quella dei giorni in cui non hai scelta, e la trovi comunque.

Chi va in moto lo sa: certi pensieri hanno bisogno di strada per uscire. Anche quando la strada porta dritta dentro il problema, e non lontano da esso.

Autore

  • Maxmoto

    Massimo — Maxmoto since 1975
    Sono in sella dal 1990, da un Aprilia SR50  trasformato in officina. Poi un 125 fino alla BMW K1600GT con sei cilindri in linea che risponde come risponde un vecchio amico. Nel mezzo: una Honda CBF 600, una Yamaha FJR 1300 con oltre 225.000 km insieme, curve alpine, passi dolomitici, la Sardegna, la pioggia, il freddo alle caviglie e tutto ciò che sta in mezzo. Oltre 400.000km
    Negli anni ho seguito diversi gruppi e associazioni che si occupano di sicurezza stradale, di sensibilizzazione sui sistemi di sicurezza e di un abbigliamento adeguato alla guida in moto.
    Scrivo di moto-terapia perché l'ho vissuta prima di darle un nome. Se sei arrivato fin qui, probabilmente sai già di cosa parlo.
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Maxmoto, Motociclista per Stile di Vita

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