Mare o montagna in Moto?

Categorie Articoli:

📩 Non perderti le prossime storie:

Maxmoto - Tra Strada e Cuore
Mototerapia-Comunità Motociclistica

Il sabato mattina in montagna ha sempre lo stesso rito, anche se cambia la strada. Il pieno fatto la sera prima, la sveglia presto, l’aria fredda che entra sotto il colletto ai primi tornanti. In quota, certe mattine, trovo ancora una lama di ghiaccio ai bordi della carreggiata anche a stagione inoltrata. Non ci faccio più caso: fa parte del gioco.

Quello che non cambia mai è come mi sento al rientro, sono più leggero di quando sono partito. Non lo decido io. Succede e basta.

La domenica al mare comincia diversamente, e non solo per il paesaggio.

La guida che cura, la sosta che cura

Vado in montagna spesso d’estate per un motivo semplice: ricerca del fresco!

Si, è anche vicina, vivo in Veneto, a Vicenza, i passi non sono lontani, e in meno di un’ora sono già tra i tornanti. Lì il beneficio arriva mentre guido, non dopo. Ogni curva chiede attenzione, ogni cambio di fondo chiede una decisione. Non puoi portarti dietro la settimana di lavoro su un tornante in salita: non c’è spazio.

Il mare, per me, funziona su una logica opposta. Non è la guida a rigenerare. È la sosta, quando scendo dalla moto e smetto di controllare qualsiasi cosa (forse).

Sono due cure diverse, e confonderle è il primo errore.

Il problema, però, non è mai stato scegliere tra le due. Il problema è quello che succede nel mezzo.

Mare o montagna in Moto?

Il rientro che si mangia tutto

Vivo a Vicenza come ho scritto, e il weekend ci si spinge verso la costa. Ci si incolonna regolarmente appena si esce dalla A4 e ci si dirige verso Jesolo, Eraclea, Caorle o Bibione, Sottomarina, Rosolina. Un copione classico, ma non meno peggio di quello che vivevo in Toscana, dove la coda era già a 60km da Viareggio sulla A11, o sulla Fi-Pi-Li già a Montelupo. Code chilometriche, rallentamenti, nervosismo.

In moto si scansano, questo è vero. Ma scansare le code non significa evitare lo stress.

Superare una fila di auto ferme, con qualcuno che non ti vede o che, peggio, ti vede benissimo e chiude apposta lo spazio a sinistra, richiede una tensione diversa da quella di un tornante. Non è la tensione buona, quella che ti obbliga a essere concentrato, è la tensione predittiva che ti prosciuga.

Ci si può rigenerare in spiaggia. Poi si riparte, e in un’ora di coda si perde tutto quello che si era guadagnato.

Ne avevo già scritto, parlando di come la vacanza estiva rischi di trasformarsi in un obbligo stagionale più che in un vero recupero. (Se non l’avete letto, è qui:Vacanze in moto, ci si rilassa davvero?) Il rientro dal mare del weekend è lo stesso meccanismo, in scala ridotta: si va perché è estate, si torna stremati, e ci si chiede perché non ci si senta poi così tanto meglio.

Quando il mare funziona davvero

C’è però un modo in cui il mare smette di essere solo un obbligo stagionale, e l’ho trovato per caso più di una volta.

Nel Peloponneso, come in Corsica, lungo il tratto che chiamano “il dito”, le strade costiere non portano solo da un punto A a un punto B. Alternano curve strette a scogliere basse, qualche tratto sterrato dove la moto ti chiede di ritrovare l’equilibrio come in un piccolo corso accelerato di fuoristrada, e poi, all’improvviso, una spiaggia raggiungibile senza sforzo. Queste due realtà le ho vissute in modo molto diverso rispetto alle coste italiane, come Le Cinque Terre o la Costiera Amalfitana. In quelle zone il traffico era assente, ressa inesistente. Lì ho sentito il piacere di guidare, ammirare i paesaggi e rilassarmi sulla spiaggia.

È lì che l’ozio in spiaggia smette di essere solo ozio. Diventa la sosta dentro un viaggio che, un’ora prima, ti ha già dato quello che la montagna dà di solito: presenza, concentrazione, quel silenzio in movimento che non trovi altrove.

Cerco sempre un punto d’ombra prima di fermarmi, calcolo il sole dove potrà essere a sera o quando penso di ripartire, e quindi che stia in ombra la moto, perché la ripartenza, più tardi, va gestita con la stessa cura della sosta.

Mare o montagna in Moto?

Il mestiere della sosta: cosa insegna l’abbigliamento

Tra un trasferimento e l’altro, tra un albergo e una struttura successiva, capita di trovare un punto dopo una curva che chiede solo di fermarsi. Scendo, mi spoglio, normalmente sotto i pantaloni da moto ho già il costume appoggio tutto sulla moto con dei sistemi di cordini e lucchetti per poterla tenere in sicurezza, stacco dal bauletto la borsa con l’occorrente e l’ombrellone già pronti, e scendo in spiaggia.

Ne avevo parlato anche organizzando i bagagli perun viaggio in moto: l’ombrellone che chiuso misura cinquanta centimetri, la borsa con asciugamano e scarpette da scoglio pronta da staccare senza aprire il resto.

Il problema arriva dopo, quando si riparte. Umidi, sabbiosi, con la voglia di infilarsi qualcosa in fretta e ripartire.Qui la regola non cambia mai: l’abbigliamento tecnico non si taglia.Anche se è scomodo rivestirsi bene con la sabbia ancora addosso, i pantaloni si indossano. Le scarpe tecniche da moto adatte anche al cammino fanno lo stesso lavoro, senza il compromesso di lasciare qualcosa a casa per errore. infradito di nuovo nella borsa dedicata e si riparte.

Non è tecnica fine a sé stessa, è solo quello che permette alla sosta di restare una cura, e non di trasformarsi nel motivo per cui il giorno dopo si guida con addosso qualcosa che non protegge abbastanza.

Mare o montagna in Moto?

Dove ci si rigenera davvero

Alla fine la domanda non ha una risposta unica, e forse è giusto così.

Se si viaggia in due, con gusti diversi, un tratto di costa con curve vere può essere il compromesso perfetto: chi ama guidare trova le sue curve, chi ama l’ozio trova la sua spiaggia, e nessuno dei due deve rinunciare a niente. Se invece il mare piace a entrambi, l’idea più onesta è unire le due cose in un unico viaggio itinerante, come il Peloponneso o la Corsica: strade che non hanno bisogno di autostrade, paesi che sembrano cartoline, mare che si vede da un tornante prima ancora di sentirne l’odore.

Non torno mai a casa dalla montagna e dal mare con la stessa stanchezza. Sono stanchezze diverse, e imparo ancora, dopo tutti questi chilometri, a riconoscerle prima di scegliere dove andare il sabato dopo.

Voi lo sapete già, prima di partire, quale delle due vi serve?

Autore

  • Maxmoto

    Massimo — Maxmoto since 1975
    Sono in sella dal 1990, da un Aprilia SR50  trasformato in officina. Poi un 125 fino alla BMW K1600GT con sei cilindri in linea che risponde come risponde un vecchio amico. Nel mezzo: una Honda CBF 600, una Yamaha FJR 1300 con oltre 225.000 km insieme, curve alpine, passi dolomitici, la Sardegna, la pioggia, il freddo alle caviglie e tutto ciò che sta in mezzo. Oltre 400.000km
    Negli anni ho seguito diversi gruppi e associazioni che si occupano di sicurezza stradale, di sensibilizzazione sui sistemi di sicurezza e di un abbigliamento adeguato alla guida in moto.
    Scrivo di moto-terapia perché l'ho vissuta prima di darle un nome. Se sei arrivato fin qui, probabilmente sai già di cosa parlo.
    👉Leggi la mia storia completa

Maxmoto, Motociclista per Stile di Vita

Non è una newsletter. È una mail.

Una sola, quando c'è qualcosa di nuovo sul blog.

Un racconto di strada, una riflessione su quello che ci succede in sella, una notizia che ci riguarda come motociclisti.

Niente spam. Niente promozioni.Niente "contenuti esclusivi". Solo io che ti dico: ehi, ho scritto qualcosa.

La tua mail resta qui e non va da nessuna parte.

Non invio spam! Leggi la miaInformativa sulla privacyper avere maggiori informazioni.

No responses yet

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi obbligatori sono contrassegnati*