All’Autogrill lui è perfetto. Ma il suo stile di guida no.
Lo guardo dal bancone mentre aspetto il caffè: è alla cassa, sorridente, tutto proteso verso di lei. Non so chi sia lei per lui. Moglie, fidanzata, una di quelle prime uscite in cui si esagera con le buone maniere, o magari è un uscita “clandestina”. Non importa. Importa quello che vedo. Lui le paga il caffè, le tiene la porta, e fuori, mentre io allaccio il casco, le apre pure la portiera dell’auto e l’accompagna a salire con la mano, come si fa con chi si vuole proteggere.
Un gesto piccolo, ma di quelli che restano.
Non lo sapevo ancora, ma quella portiera aperta con tanta cura sarebbe diventata il metro di paragone per tutto quello che sarebbe successo venti minuti dopo, in autostrada. Perché lo stile di guida rivela il carattere molto più di una portiera tenuta aperta al momento giusto.
Lo stile di guida rivela il carattere
Entro nelle tre corsie della A4 direzione Est, lo rivedo poco più avanti e noto il suo stile di guida. Sta al centro e non c’è motivo, il traffico è scarso. Poi, senza che nulla lo giustifichi, si sposta a destra poco prima di uno svincolo proprio mentre un camion sta per immettersi dalla corsia di accelerazione, gli chiude la manovra di un soffio, e torna subito al centro.
Cento metri prima del necessario inizia il sorpasso. Si porta in corsia di sorpasso a 110kmh e ci resta, con due corsie libere alla sua destra. Io continuo la mia marcia sulla corsia più a destra come codice comanda. Dietro di lui arriva un’auto più veloce, lampeggia. Non si sposta, e mi domando il senso di restare li con le corsie libere a destra.
Io lo supero da destra, in prima corsia, e nello specchietto lo vedo: mi nota, lascia finalmente passare quello dietro, rientra al centro, e riparte per riprendermi. Io tengo la velocità di codice e lui, dopo essere stato lento per chilometri, come se il ritardo non fosse mai esistito, mi passa accanto lesto e rasente.
Lo riprendo poco dopo, io sempre a destra, stessa velocità e proseguo la marcia senza cambiare la corsia mentre lui ostinato rimane al centro, lento. Lui si sposta a destra e mi chiude. Passo dalla corsia centrale. Lui rientra dietro di me.
E mi segue. sempre centrale, dandomi difficoltà nei sorpassi quando la mia corsia è occupata da veicoli più lenti. Accelero e accelera, rallento e rallenta con me. Resta lì, a distanza costante, mentre parla con lei, gesticolando, la ragazza che venti minuti prima saliva in auto come una principessa.
Poi esco a un’uscita qualsiasi, non mi piace averlo dietro che tampina. Il resto della strada, fino a destinazione, è senza riprendere l’autostrada.

Rispetto in strada: la psicologia che pochi raccontano
Non ho inventato niente scrivendo questo, mi è successo qualche mese fa, ma è una cosa che spesso noto, anche quando sono in auto per lavoro.
E di questo che ho raccontato ci ho fatto un indagine. La Wake Forest ha eseguito una ricerca, laCharacter Project di Furr e Fleesonche parla di coerenza del carattere morale attraverso i contesti. Un indicatore, che ho notato anche io e ho osservato nel mio quotidiano e nelle mie esperienze relazionali, è il modo in cui una persona tratta chi non ha nessun potere su di lei, da cui non ne trae convenienza, è l’indicatore più affidabile della sua sincerità. Con noi, chi ci sta davanti ha sempre un motivo per apparire migliore di quello che è, con chi non conta nulla nella sua strategia, quella recitazione si allenta.
Goethescriveva: “Never trust someone who is unkind to those who can do nothing for him” (mai fidarti di chi è scortese con chi non può fare nulla per lui). Su questo concetto ci sono casi in ambito aziendale che chiamanowaiter rule, la regola del cameriere. Alcuni amministratori delegati portano i candidati a pranzo apposta, per poi chiedere al personale del ristorante com’è andata, mentre loro erano al telefono o in bagno.
Il rispetto in strada per me, è più onesto di un ristorante.Non serve nemmeno chiedere a nessuno. Basta uno specchietto o osservare chi ti precede.
Chi studia la psicologia della guida ha isolato profili precisi partendo dai cosiddettibig fivedella personalità: estroversione, nevroticismo, coscienziosità, apertura, amicalità. Solo uno di questi profili, quello definito “paziente e attento”, risulta sano e adattivo. Gli altri tre condividono un tratto comune, bassa coscienziosità, che significa scarso rispetto delle regole e degli altri quando nessuno può restituirti il favore o il torto.
Non è ingenuità pensare il contrario. È dissonanza cognitiva: quando la realtà smentisce l’immagine che ci siamo fatti di qualcuno (quello che apre la portiera all’Autogrill, per dire), è più facile piegare l’interpretazione che accettare il fatto.
Vi sarà capitato di dire “no, lui non è così” guardando qualcuno che, un minuto prima, si era comportato esattamente così.

Lo stile di guida rivela il carattere quando il pubblico sparisce
Con lei, in quel parcheggio, lui aveva un pubblico. Se stesso, l’immagine che voleva darle, forse anche la mia occhiata distratta dal bar. Con me, in autostrada, non aveva nessun pubblico che contasse davvero. Un casco, una targa, uno sconosciuto che tra dieci minuti sarebbe uscito da un’altra parte e non lo avrebbe mai più incrociato.
Ecco cosa fa il non contare niente.Toglie la recitazione, lascia il resto. Ed è lì, esattamente lì, che lo stile di guida rivela il carattere senza filtri. È un test che non sapeva di stare sostenendo, e che ha fallito senza nemmeno accorgersene.
C’è un dettaglio che mi porto a casa più di tutto il resto, ed è che la stessa mano che aveva accompagnato lei con tanta grazia era, venti minuti dopo, ferma su un volante usato per bloccare, chiudere, inseguire. È la stessa persona, osservata in due momenti diversi.
Rispetto in strada
Il rispetto in strada non si vede quando qualcuno sta guardando. Si vede quando uno è convinto che nessuno lo stia facendo.
E la parte più scomoda di questa storia non riguarda lui, né la ragazza, né quella portiera aperta con tanta cura all’Autogrill.
Riguarda lo specchietto e il parabrezza, che ognuno di noi ha davanti e che ogni tanto, per fretta, per comodità o peggio per arroganza, decide di non guardare.









2 Responses
Il nostro atteggiamento alla guida dice esattamente ciò che siamo. Anche fra noi amanti delle due ruote, magari quando sei in giro per i fatti tuoi sul tuo scooterone (la cui presenza ti classifica automaticamente come “figlio di un dio minore”) e magari stai facendo una strada di montagna, guardandoti il panorama e chiacchierando all’interfono con la consorte seduta dietro di te, ed arriva il “pistaiolo-fenomeno” di turno che decide di sverniciarti, passando ad una molecola di distanza, inondando l’area circostante di decibel pari a quelli di un jumbo-jet in decollo e riempiendoti gas di scarico… “Homo, cum de genere suo agitur, foeda est res.” 🙁
Vero, medesime esperienze.