Ogni giorno, sul calendario, c’è la giornata di qualcosa. La pizza. Lo spaghetto. Il gatto. Il caffè. Ho smesso di contarle quando ho superato quota trenta. E ogni volta mi sono chiesto: ma i motociclisti? Milioni di persone in Italia. Quasi trecento milioni nel mondo. Eppure nessuna data ufficiale, nessun riconoscimento che non sia convenzionale, non vincolante, non scritto da nessuna parte. La Giornata nazionale della cultura motociclistica niente
Ho fatto una ricerca, come faccio sempre prima di aprire bocca.
Quello che già esiste e quello che manca
Il 4 ottobre 2025 c’è stato ilGiubileo motociclista: una benedizione in piazza San Pietro, organizzata dalla Federazione Motociclistica Italiana. Un’immagine potente, e mi ha fatto piacere sapere che c’eravamo anche noi, in quella piazza, col casco sotto il braccio e la moto parcheggiata chissà dove.

Il23 novembre è San Colombano. Patrono storico dei motociclisti, ricorrenza viva, motoraduni locali, qualche momento di raccoglimento. Una tradizione che funziona, che resiste.
E poi c’è il 21 giugno ilWorld Motorcycle Day. Lo sapete in quanti? Pochi. Un appuntamento convenzionale, nato dal basso, senza riconoscimento ufficiale, che nel mondo motociclistico passa spesso inosservato anche tra chi la moto la vive tutto l’anno.
Insomma: qualcosa esiste. Ma sparso, non coordinato, privo di peso istituzionale.
La PDL 1823: una data sul calendario del Parlamento
Il 12 aprile 2024, alla Camera dei Deputati, viene depositata la proposta di legge numero 1823. Primo firmatario l’onorevole Giandonato La Salandra, con una decina di colleghi. Titolo:Istituzione della Giornata nazionale della cultura motociclistica.
La proposta identifica il 21 giugno come data prescelta, la giornata più lunga dell’anno, e punta a riconoscerla ufficialmente come Giornata nazionale, senza effetti civili ma con piena valenza simbolica e culturale.
Ho letto la relazione per intero. E c’è una frase, dentro, che mi ha colpito. Parlando di cosa significhi essere motociclisti, i firmatari scrivono che questa identità ha a che fare più conil comesi usa e si vive la motocicletta che con quello che materialmente ci si fa.
Sono rimasto fermo su quella riga un po’ più del solito. Perché è esattamente quello che cerco di raccontare qui, su questo blog, da quando ho cominciato a scrivere. Non i cavalli. Non le schede tecniche. Ilcome. La postura interiore davanti alla sella.
La proposta è stata assegnata alla 9ª Commissione permanente, Trasporti, poste e telecomunicazioni, dove è in fase di esame, con Iter parlamentare, tempi incerti, come sempre. Ma intanto esiste, è depositata, è un atto ufficiale.
Il 18 febbraio 2025 la Sala Stampa della Camera dei Deputati ha ospitato la conferenza di presentazione ufficialeFedermoto, con la presenza della FMI e di altri interlocutori del settore. Qualcosa si muove, anche se lentamente.
Perché non basta una data sul calendario
Qui devo essere onesto.
Una giornata nazionale, da sola, non cambia niente. L’ho pensato anche mentre leggevo la proposta. Se resta una data sul calendario, come il World Motorcycle Day che quasi nessuno conosce, è solo un esercizio formale. Un’etichetta senza contenuto.

Quello che la proposta prova a fare è qualcosa di più ambizioso: dare alla cultura motociclistica un riconoscimento che superi il semplice concetto di possesso, che trasmetta alle nuove generazioni l’idea del viaggio, reale o metaforico, e i principi della sicurezza stradale.
È un obiettivo che condivido, ma perché funzioni, ci vuole una comunità capace di abitare quella data. Di riempirla e darle senso.
E qui la domanda diventa: chi è quella comunità?
ADM: un registro, non un club
Da qualche tempo seguo con interesse l’ADM – Albo dei Motociclisti, uno dei tanti gruppi e associazioni che si occupano di sicurezza stradale e di sensibilizzazione sul mondo dei motociclisti.
L’ADM non è un club, non è un’associazione: è un Albo, un’istituzione che riconosce ufficialmente l’identità di motociclista, ispirato agli albi professionali, come quelli di avvocati, medici, ingegneri. L’idea di fondo dell’Albo dei Motociclistiè che anche noi, come categoria, abbiamo un’identità che merita un riconoscimento formale. Non un badge sul giubbotto o la sola toppa sul gilet. Qualcosa di più strutturato.
Il progetto è nato per offrire riconoscimento strutturato a milioni di cittadini che vivono la moto come mobilità, identità e cultura, e per rafforzare il ruolo della categoria motociclistica nello spazio pubblico.
Quando ho letto la relazione allaPDL 1823e poi la missione di ADM, ho trovato una sovrapposizione che non mi aspettavo. Entrambi parlano della stessa cosa: dare voce e forma a qualcosa che esiste già, che vive ogni giorno nei nostri gesti, nelle nostre partenze mattutine, nei motoraduni, nelle soste condivise. Ma che finora non aveva un contenitore riconoscibile al di fuori del nostro mondo.
L’obiettivo dichiarato è superare la frammentazione storica del mondo motociclistico, offrendo una struttura condivisa che rappresenti i biker come categoria sociale e culturale.
Una Giornata nazionale senza una categoria organizzata è una cornice vuota. Una categoria organizzata senza un riconoscimento istituzionale è un’isola. Le due cose, insieme, potrebbero essere qualcosa di diverso.
Cosa mi aspetto e cosa mi spaventa
Non sono ottimista per professione.E il Parlamento italiano ha i suoi ritmi.
So anche che di proposte di legge simboliche ce ne sono molte, qualcuno in sede parlamentare ha già fatto notare che le “giornate nazionali” sono diventate quasi un genere a sé, alcune serie, altre meno. Tra le critiche emerse in Parlamento, c’è chi ha sollevato il rischio che moltiplicare queste ricorrenze finisca per svilire il senso stesso delle celebrazioni. Non è una critica da ignorare. Ma la risposta non è rinunciare al riconoscimento, è guadagnarselo sul campo.
Guadagnarselo con raduni che non siano solo feste. Con attività nelle scuole, come prevede la proposta stessa all’articolo 3. Con una comunità capace di presentarsi come interlocutore credibile, non solo come lobby del settore, ma come portatori di un modo di stare al mondo.
Il mototurismo in Italia produce circa 2 miliardi di euro di fatturato, con 12 milioni di presenze l’anno e 1,5 milioni di italiani coinvolti. I dati ci sono. Il peso economico e culturale c’è. Manca ancora la voce unitaria per farlo pesare.
Sarà approvata, la PDL 1823? Non lo so. I tempi parlamentari sono quello che sono, e la commissione Trasporti ha un ordine del giorno lungo.
Ma so che qualcosa si sta muovendo. E so che se quella data, il 21 giugno, un giorno entrerà nel calendario ufficiale della Repubblica, sarà bello arrivarci avendo già costruito la comunità che la merita.
Per ora, il 21 giugno lo festeggio lo stesso. Come ogni anno. Con le chiavi in mano e nessun posto preciso dove andare.








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