Ieri il medico mi ha detto una cosa. Non una vera diagnosi. Non una brutta notizia. Ha solo spostato gli occhiali sul naso, ha guardato il monitor, poi ha guardato me, e ha detto:“Massimo, a cinquant’anni il corpo cambia, e in peggio se trascuri, rimandi”. Sono uscito dall’ambulatorio, sono salito sulla K1600, ho riletto tre volte il risultato della visita. Quella pressione alta ha fatto il suo corso. Ho aspettato, ho rimandato i controlli pur sapendo. I segnali c’erano. Fortunatamente non ha detto di smettere di guidare la moto.
Guidare la Moto, non l’ho fatto abbastanza
Quattordici anni. Questo è il tempo che ho lasciato scorrere mentre il blog era fermo, mentre la Moto aspettava, mentre io dicevo sempre Dopo.
Dopo sistemato le cose del lavoro.Dopo quando avrò più tempo.Dopo quando sarà primavera.Dopo, dopo, dopo.
E sapete cosa c’è nel dopo?C’è il vuoto. C’è il calendario che non aspetta nessuno. C’è quel motoraduno a cui avresti dovuto andare e non sei andato, perché c’era qualcosa da fare, qualcosa di urgente, qualcosa che adesso non ricordi nemmeno più.
Vi è mai capitato?
Ditemelo. Perché ho la sensazione che a questo tavolo, o mentre leggete queste righe, almeno uno di voi annuisca.

Il Peso del Dopo
C’è una parola che ho usato troppe volte nella mia vita.Poi.
Poi ti chiamo.Poi ci vediamo.Poi andiamo a fare quella uscita che avevamo in mente.Poi ti dico quanto quella telefonata mi ha fatto bene.Il problema del poi è che sembra piccolo. Sembra innocuo. Sembra solo un rinvio temporaneo, non una perdita definitiva. E invece il poi si accumula in silenzio, giorno dopo giorno, finché non diventa un’assenza. Una persona che non c’è più. Un’estate che non è arrivata. Un viaggio che non ha mai avuto una data.
Mio padre non l’ho vissuto come ho visto vivere i miei amici il loro. Non c’è stato tempo. Era li tutti i giorni, poi l’unico tempo che gli ho dedicato è stato aiutarlo nella malattia.
Ecco cosa fa il poi.
Guidare la Moto è il contrario del Poi
Quando sei in sella non puoi stare nel poi. Impossibile. Fisicamente impossibile.
Stai in una curva, la piega ti porta verso l’esterno e il tuo corpo lavora in anticipo, mezzo secondo prima, un secondo prima, sei tutto nel presente. Non esiste domani nella traiettoria. Non esiste ieri nel freno motore. Esiste solo adesso, questo asfalto, questa luce, questo peso che si distribuisce sulle pedane.
L’ho capito a vent’anni sul mio primo Aprilia SR50 taroccato, e l’ho capito di nuovo a cinquant’anni su una BMW da 165 cavalli. Guidare la moto ti insegna una cosa sola, se sei disposto ad ascoltarla:il presente è l’unica casa che esiste.
Cinquant’anni e un referto Medico
Torno a quella mattina. Esco dall’ambulatorio. Salgo sulla K1600. Non parto.
Penso alla FJR che ho tenuto per anni, 225.000 chilometri, ne avrebbe avuti di più se non rimandavo tante cose. Penso alle Dolomiti a dicembre, quando il freddo entrava dappertutto e io avevo imparato a smettere di combatterlo. Penso alla Sardegna, a Is Arutas, a quella spiaggia di quarzo bianco. Alle scogliere di Torre del Pozzo, dove mi sono fermato così a lungo che chi era con me ha pensato che mi fossi addormentato li seduto.
Penso a tutto quello che ho guidato. E poi penso a tutto quello che non ho guidato perché ho dettodopo.
E a quel punto, giuro che è andata così, abbasso la visiera. Giro la chiave.
Parto.
Ho guidato per me, per fare ciò che mi piace, unendo anche l’utile. Mi sono fermato allaBarricata, ho lavorato li al pc. Poi sono ripartito, sceso verso Marostica e diretto ad una cena a Mestre con nuove conoscenze motociclistiche (e non solo poi ho scoperto). Ero solo preso dal Guidare la moto. E quella era la risposta.

Il Motogiro che non si tiene mai
Quante volte avete organizzato un’uscita e poi non è andata in porto?
Non parlo di maltempo. Parlo di quelle uscite che muoiono nei messaggi su WhatsApp.“Dai, sabato?”“Sabato non posso.”,“E domenica?”“Forse, ti faccio sapere.”. E poi non sai più niente, e passa il weekend, e poi passa un altro, e poi è estate e fa caldo, e poi è autunno, e poi.
Vi chiedo una cosa, sul serio: con chi avete rimandato un giro che avreste voluto o dovuto fare?C’è qualcuno a cui non avete ancora dato una data? Qualcuno che aspetta che voi smettiate di dire dopo?
Fatemelo sapere nei commenti. Davvero. Non per fare statistica, ma perché ho la sensazione che questa cosa ci accomuni molto più di quanto siamo disposti ad ammettere.
Guidare la Moto oggi. Non domani.
Ho riaperto il blog.
Avrei potuto aspettare ancora. Avrei potuto aspettare che tutto fosse perfetto, il sito sistemato, i testi riletti mille volte, le foto tutte in ordine. Invece sono qui adesso, con questo pezzo scritto di getto, con ancora addosso quella sensazione strana che ti lascia un esame medico quando ti ricorda che sei un uomo di cinquant’anni, non di trenta.
E la cosa bella, la cosa che non mi aspettavo, è che cinquant’anni in sella sono diversi da trenta anni in sella. Non peggio. Diversi. Più profondi. Guidi più attento, con una guida assai più predittiva, sì. Guidi meglio.
Sai cosa vuoi. Sai dove vuoi fermarti. Sai che una sosta non è una sconfitta, è un capitolo.
E questo l’ho giàdescritto su questo articolo.
Non è troppo Tardi. Ma non rimandare.
Questo non è un articolo sulla moto.È un articolo sul tempo. Forse è un articolo anche su di voi.
C’è qualcosa che state rimandando?Un giro, una telefonata, un viaggio che avete nella testa da così tanto tempo che adesso fa quasi paura pianificarlo davvero?
Non vi dico di farlo subito. Non funziona così. Vi dico solo di guardare le chiavi della moto. Stanno lì, sul gancio, appese. O dentro il cassetto, nel cestino insieme ad altre chiavi consumate all’ingresso. Aspettano. Il dopo non è vostro. Adesso sì.
Quante volte avete detto“ci sentiamo dopo”a qualcuno che avrebbe meritato un“ci sentiamo adesso”?
Ci sentiamo dopo.Quante volte.
Ti chiamo dopo.Certo.
Andiamo a fare una gita in moto dopo.Eh, sì, bisogna organizzarsi.
Ti dirò quanto sei importante per me, dopo.Questa è quella che fa più male, se ci pensate bene.
Il problema del “dopo” non è che sei pigro. Non è che non hai voglia. È che sembra ragionevole. Ha l’aria di chi pianifica, di chi è serio, di chi non si lascia trascinare dall’impulso. Ma nasconde una bugia sottile e bastarda: che il futuro sia garantito.

Sii ora, e portate qualcuno con voi
Questo blog nasce da lì. Dal voler ritrovare quella comunità, non sui social, non negli algoritmi, ma nel senso vero della parola. Gente che si capisce con un cenno, che non ha bisogno di spiegare perché lo fa, che sa già la risposta alla domanda“ma chi te lo fa fare?”
Perché la risposta siamo noi. La risposta è adesso.
I bambini crescono. I genitori invecchiano. Gli amici si disperdono. E un giorno ti svegli e capisci che il “dopo” di ieri è diventato il “troppo tardi” di oggi, non per colpa di nessuno. Solo per colpa del tempo, che non aspetta mai che tu sia pronto. La moto corre. Iltempo corre più veloce.
Ma esiste un momento preciso, fisico, reale in cui sei in sella, il motore è acceso, e non stai aspettando niente. Non stai rimandando niente. Stai guidando.
La chiave è ancora calda in tasca. Forse anche la vostra.
Cosa state aspettando?








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