Scorrere in moto: quando la strada si adatta a te

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Un problema tecnico costringe un cambio di programma. Ed ecco, come dice il proverbio “non tutto il mal vien per nuocere”, che 3 giorni di trasferta si rivelano un modo per capire una cosa: lo Scorrere in moto

Lunedì mattina, appuntamenti in agenda, borsa già chiusa. Un problema tecnico: l’auto aziendale sembra che voglia scioperare. Ho guardato la valigia, sono salito in casa, ho sbaraccato tutto, ricostruito il necessario nella borsa da moto, sono sceso in garage. La K1600GT era là, silenziosa, ferma, con quella presenza che hanno le cose che aspettano di essere usate nel modo giusto. Caricato borsa, computer, scarpe antinfortunistica, settato il navigatore e ho girato la chiave.

Destinazione: Modena. Prima tappa

Potevo arrangiarmi diversamente. Avrei potuto chiamare un’auto sostitutiva, rimandare. Invece ho fatto l’unica cosa che aveva senso. E mentre le prime decine di chilometri scorrevano sotto le ruote (e qui uso la parola non per caso) ho cominciato a mettere a fuoco qualcosa che mi balenava in testa da tempo.

Chi corre. Chi va piano. E chi non è né l’uno né l’altro.

Nel mondo della moto esiste una dicotomia antica. Da un lato chi apre il gas e non si volta mai. Dall’altro chi si ferma a fotografare ogni cavalcavia. Chi punta tutto sulla prestazione evelocità (corre)e chi vapianoe sta attento a tutto(Fermone, Lento). Tra questi due estremi c’è un vuoto narrativo enorme, perché la maggior parte di noi non si riconosce in nessuno dei due. Mi domandavo quindi a chi appartenessi, dato che io non corro. Non ho mai guidato come se la strada fosse una pista. Ma non sono nemmeno lento. Non nel senso di chi rallenta per paura, per incertezza, per mancanza di fiducia nel mezzo o in sé stesso.

Allora cosa sono?

Ho trovato la parola quel lunedi sera, da qualche parte tra il casello di Modena e l’arrivo all’albergo:scorro.

Lo scorrere in moto: la via di mezzo che nessuno nomina

Scorrere non è una velocità. È una postura.

È come il fiume, e l’immagine non è poetica per caso. Il Po che attraversa la pianura non ha la stessa velocità ovunque. Nelle rapide scatta, si agita, spinge. In pianura rallenta, si allarga, diventa quasi immobile in superficie pur continuando a muoversi in profondità. Il fiume non sceglie la velocità: risponde al terreno che attraversa.

Io faccio lo stesso.(modestia?)

Sulla Brennero, martedì sera, con le tende degli autoarticolati che affiancavo, scorrevo nel flusso del traffico. Non combattevo la corrente. Non cercavo spazi. Tenevo la testa, gestivo l’andamento, rimanevo presente. Poi nelle strade verso Riva del Garda, tra caos di lavori e cantieri, attendevo e superavo dove era fattibile. Mercoledì mattina, in direzione Lago di Ledro, in una gola stretta, umida e fredda con 6 gradi in meno, dove le curve diventano più strette, il ritmo è cambiato da solo. Non l’ho scelto io. L’ha scelto la strada.

Questo è scorrere in moto: adattarsi al flusso di quello che stai attraversando. Traffico, asfalto, luce, umore.La velocità non è una scelta, è una risposta.

Scorrere in moto - Valli del Pasubio SP46

La presenza che la moto impone

Ho letto una volta di unricercatore ungherese, credo, con un nome lungo che non si ricorda al primo tentativo, che aveva descritto quello stato in cui sei così immerso in quello che fai che il tempo smette di funzionare nel modo normale. Lo aveva chiamato “flusso”, Flow in inglese. Quella condizione in cui la sfida e la competenza si bilanciano perfettamente, e la mente smette di vagare perché non ha motivo di farlo.

Guidare, scorrere in moto è, per me, uno degli accessi più diretti a quello stato.

Non puoi essere in curva e pensare al preventivo che hai lasciato aperto sul desktop. Non puoi affrontare una variazione di grip sull’asfalto bagnato e preoccuparti della riunione del pomeriggio nello stesso momento. Il rischio non è un ostacolo alla concentrazione, è la concentrazione stessa. La moto ti chiede tutto il presente che hai, e in cambio ti restituisce silenzio.

Il telefono aveva squillato due volte durante la tratta da Verona a Riva del Garda. L’auricolare era attivo, ho risposto, ho parlato di lavoro, ho chiuso le chiamate. E poi sono tornato dove ero: su quelle curve, in quel ritmo, in quello scorrere che non si era mai interrotto.

Non è evasione. È la forma più onesta dipresenza che conosco.


Lago di Ledro. Valsabbia. Lo scorrere in moto che non voleva finire.

Il Mercoledì ha portato un terzo appuntamento, stavolta a nord.

Scorrere in Moto - Maxmoto Cascata d'Ampola

Dal lago di Ledro verso Valsabbia, poi su a Valle del Chiese, fino a Tione di Trento. Strade che conosco poco, fatte davvero tanti anni fa, che mi hanno sorpreso in alcuni tratti. Le piante intorno all’acqua avevano ancora i colori di chi ha aspettato per mesi di stare al sole. L’odore delle numerose falegnamerie ti scuoteva in alcuni tratti, e guarda caso l’azienda con cui ho appuntamento, produce sistemi di taglio legno.

Finito l’incontro, ho allargato il rientro. Lo scorrere in moto seguendo solo un concetto: Finchè posso vado.

Puntato su a Trento, poi giù verso Rovereto e via salire nelle valli del Pasubio, poi giù verso il Vicentino. Non era previsto. Non era necessario. Era semplicemente quello che la giornata chiedeva.

Seicento chilometri. Tre incontri. Due giorni di lavoro e di scorrere in moto.

Sono arrivato in ufficio a Vicenza, ho abbassato il cavalletto, e per un secondo mi sono guardato intorno con quella sensazione strana che ti prende quando qualcosa di bello finisce prima che tu te ne accorga.

È già finito?

Ho tirato fuori il computer. Ho cominciato a fare il punto della situazione, inviato mail. E non sentivo stanchezza, sentivo solo quello strano rimpianto di chi sa già che la prossima volta vorrebbe ancora più strada da fare.

L’ufficio non sembrava nemmeno vero. Come se non fossi mai partito. Come se quei seicento chilometri fossero durati dieci minuti.

Ecco cos’è lo scorrere, in fondo. Non te ne accorgi finché non finisce.

Autore

  • Maxmoto

    Massimo — Maxmoto since 1975
    Sono in sella dal 1990, da un Aprilia SR50  trasformato in officina. Poi un 125 fino alla BMW K1600GT con sei cilindri in linea che risponde come risponde un vecchio amico. Nel mezzo: una Honda CBF 600, una Yamaha FJR 1300 con oltre 225.000 km insieme, curve alpine, passi dolomitici, la Sardegna, la pioggia, il freddo alle caviglie e tutto ciò che sta in mezzo. Oltre 400.000km
    Negli anni ho seguito diversi gruppi e associazioni che si occupano di sicurezza stradale, di sensibilizzazione sui sistemi di sicurezza e di un abbigliamento adeguato alla guida in moto.
    Scrivo di moto-terapia perché l'ho vissuta prima di darle un nome. Se sei arrivato fin qui, probabilmente sai già di cosa parlo.
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Maxmoto, Motociclista per Stile di Vita

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