Una frase, una galleria, sei anni di silenzio
Guardrail: pensavo dessero sicurezza, prima di scoprire la storia di Valeria. Valeria lo ha detto in televisione, a Report:“Non avrei mai immaginato che un guardrail potesse tagliare. Quando uno vede il guardrail, pensa di essere un po’ più al sicuro.”
Penso di essere un po’ più al sicuro. Ti sei mai fermato a pensare quante volte, tu, hai pensato la stessa cosa? Quante volte, in curva, quel nastro grigio sul ciglio ti è sembrato un argine, un margine di errore, una specie di promessa metallica?
Era il 30 luglio 2019. Valeria stava tornando con Paolo da una giornata con gli amici. Erano sulla statale tra Colfiorito e Foligno, in due sulla Kawasaki, lui alla guida. All’uscita di una galleria una luce bassa li ha presi in pieno. Paolo ha perso il controllo. La moto è scivolata sotto il guardrail.Il paletto di sostegno lo ha decapitato. A Valeria un braccio è stato tranciato dalla barriera. Una gamba pendeva da un pezzetto di pelle.
Sei anni dopo gli inviati diReportsono tornati su quel punto. Non c’è un dispositivo salva motociclisti su quei Guardrail. Anas ha ritenuto che andasse bene così.
Mentre Valeria era in ospedale è andato a trovarla un ragazzo. Le ha detto di essere caduto nello stesso punto, qualche tempo prima. Stesso esito.
Quello che ho scritto pochi giorni fa sui Guardrail

Il 28 aprile ho pubblicato sul blogun articolo sui guardrail e i dispositivi salva-vita. Parlavo di “ghigliottine”, di paletti a C e ad H, di decreto Salvamotociclisti del 2019, di AMI Associazione Motociclisti Incolumi, di Marco Guidarini, di una comunità motociclistica che si è frammentata. Parlavo del 2009, dell’evento di Roma che organizzai, del CIM, di un fuoco che si è spento.
Due giorni prima, il26 aprile, era andato in onda“Senza protezione”,il servizio di Lab Report a firma Valesini, Galeazzo, Ciccolella. Un servizio completo che non fa sconti sui Guardrail.
Confesso: l’ho visto solo dopo aver pubblicato.E mi sono ritrovato davanti, in mezz’ora di televisione, tutto quello che provavo a dire da anni, solo con i nomi e i cognomi.
Per questo torno sull’argomento. Non per ripetermi. Per metterci dentro quello che il primo pezzo non poteva contenere: le persone, le date, le promesse mancate, e il telefono che da gennaio mi vibra in tasca con una notizia uguale all’altra.
Le storie. Quelle che le statistiche non dicono sui Guardrail
Paolo e Valeria, statale Colfiorito-Foligno
Te l’ho già raccontata. La galleria, la luce, la Kawasaki, il paletto. Aggiungo solo questo: Valeria, in televisione, non urla. Non accusa. Dice una frase che ho dovuto riascoltare due volte:“Anche perché, in teoria, quando uno vede il guardrail, pensa di essere un po’ più al sicuro.”
Il punto è tutto qui.Il guardrail è la cosa che ti dovrebbe togliere paura.È stato disegnato per quello. Nato per quello. Imposto per legge per quello. E poi, in un paese che chiamiamo civile, è la cosa che ti decapita se cadi nel modo sbagliato.
Danilo, svincolo A1 tangenziale di Napoli
Danilo cadde per evitare un’altra moto che davanti a lui aveva fatto una manovra improvvisa. Una scivolata. Quella che capita a chiunque viva la strada. Finì contro i pali di sostegno del guardrail. Decapitato anche lui. Aveva due figli. Una moglie che stava andando a prendere al lavoro.
Sua moglie, in televisione, ha detto una cosa che mi è rimasta dentro:“Non sono arrabbiata né con i ragazzi che hanno messo in pericolo mio marito, né con le istituzioni, con nessuno. Spero soltanto che qualcosa si possa smuovere affinché questo episodio di mio marito non capiti più a nessuno.”
Non rabbia. Stanchezza civile. Quella stanchezza che chi guida una moto in Italia conosce bene.
Marco Guidarini, ancora lui
L’ho già citato nel precedente articolo.AMI, Associazione Motociclisti Incolumi. Lo dico di nuovo perché Report lo ha scelto come voce tecnica del servizio, e perché Guidarini è insieme presidente di AMI e medico d’emergenza specializzato in traumatologia.Parla chi i corpi li ha visti arrivare in pronto soccorso.

“In realtà non si dovrebbero più vedere questi guardrail con i paletti scoperti. Ogni anno provocano amputazioni.”
E ancora:“Noi vediamo barriere moderne con protezione salva motociclisti in Spagna, in Francia, in Germania. In Italia siamo rimasti indietro.”
Su circa novecentomila chilometri di strade italiane, secondo i dati citati nel servizio, solo cinquecento sono protetti da dispositivi salva motociclisti.Una cifra che sembra un errore di battitura, ma non lo è.
Il decreto Toninelli e i suoi cinque limiti
Sul mio articolo precedente avevo scritto che il decreto del 2019 si era fermato a metà. Adesso posso essere più preciso.È stato scritto per non funzionare, e basta leggerlo per capirlo.
I dispositivi salva motociclisti sui Guardrail vanno installati solo in queste condizioni:
- Solo nelle curve con raggio minore di 250 metri.
- Solo dove ci sono stati almeno cinque morti o gravi incidenti nel triennio precedente.
- Solo dopo un complesso processo di omologazione per le barriere esistenti, con crash test costosi (40.000 euro per cinquanta metri di barriera, dati del Politecnico di Milano).
- Solo con la discrezionalità del progettista, che può sempre decidere di non installarli, basta motivarlo.
- Solo in assenza di una misura finanziaria vincolata. La norma c’è, i soldi no.
Devi aspettare il morto, prima.Anzi, cinque. Esattamente questo.
C’è un esempio, nel servizio, che mi ha tagliato il fiato. La Strada Statale 14, da Venezia a Trieste, di recente rifacimento.Mauro Favazza del CCMspiega cosa non ha questa nuovissima strada. Doppia carreggiata, asfalto nuovo. Guardrail tradizionali,senza dispositivi salva motociclisti.Senza neppure spazi sufficienti per i mezzi di soccorso. Strada nuova, decreto del 2019 in vigore. E si rifà così.
Mentre scrivevo questo pezzo i Guardrail uccidevano
Il servizio è andato in onda il 26 aprile 2026. Mentre buttavo giù le righe per questo articolo, gli alert di Google mi suonavano in tasca. Te ne riporto solo quattro, dell’ultimo mese.
5 aprile 2026, Pasqua.Roberto Ruffinengo, sessantun anni, di Torino. Aurelia, Vecchiano, Pisa. Scivola dalla Suzuki.Impatta sui montanti del guardrail.Lascia moglie e due figli. La testata locale titola“Guardrail assassino: Pasqua tragica sull’Aurelia”.
10 aprile 2026.San Gregorio di Catania, viale Mediterraneo. Un motociclista di cinquant’anni perde il controllo in curva. Schianto contro guardrail. Morto sul colpo.
25 aprile 2026.Luca Rovatti, di Castel Gandolfo. Statale 17 in direzione Rieti. Abruzzo.
26 aprile 2026.Andrea Antico, cinquantun anni, di Marino. Statale 5, Castel di Ieri, in provincia dell’Aquila. Una gita con quattro amici dopo settimane di freddo. Ducati. Schianto contro guardrail al rientro.Avrebbe compiuto cinquantadue anni il primo maggio.
Lo stesso giorno in cui andava in onda il servizio di Report,un altro motociclista moriva in Abruzzo contro un guardrail.Mentre Valesini chiudeva il montaggio.

Non lo dico per fare effetto. Lo dico perché questa è la metrica della discussione. Si parla di sicurezza in televisione e nello stesso giorno si fa il nome del centosettantesimo morto. Ho smesso di tenere il conto. Tu lo tieni?
Una proposta che non è una conclusione
Non chiudo con una morale. Non lo faccio mai. Ma una cosa sì, te la lascio. Nell’articolo precedente parlavo di una comunità da ricomporre. Lì rimango.Solo che adesso so anche da dove ricominciare:dal fatto che a Madrid, nel 2008, in ventimila non si conoscevano nemmeno tutti tra loro. Erano arrivati da città diverse, da club diversi, da modelli diversi. Una BMW e una Yamaha non si parlano, di norma. Quel giorno si parlarono.
Bastò che ognuno mettesse al primo postochi viene dopo di noi, invece di che modello guida.
Le associazioni in Italia ci sono. AMI,A.D.M.®,PASAV,CCM. I nomi li ho già messi nell’altro articolo. Non torno sui curriculum.Torno sulla domanda.
Quanti di noi serviranno a Roma, una mattina di un mese qualsiasi, perché qualcuno da Palazzo Chigi smetta di ripetere a memoria 162 milioni mai spesi?
E soprattutto: arriviamo prima, o dopo, il prossimo nome?
Qui il servizio integrale di Report

Fonti utilizzate:
- Senza protezione, inchiesta Lab Report di Giulio Valesini, Lidia Galeazzo, Cataldo Ciccolella, collaborazione di Alessia Pelagaggi. Rai 3, 26 aprile 2026.
- Decreto Ministeriale 1° aprile 2019 (cosiddetto “Toninelli”) sui dispositivi salva motociclisti.
- Norma UNE 135-900 (Spagna), modello per la normativa europea 2025.
- Cronache aprile 2026: Il Messaggero, Il Tirreno, La Nazione, NoiTV, OndaTV, Bigodino, Corriere Etneo.
- Articolo Maxmoto del 28 aprile 2026: “Guardrail e motociclisti in Italia: la verità sui dispositivi salva-vita”.








3 Responses
Ciao, Massimo. Grazie per il tuo impegno e ti auguro con il cuore ❤️ che il tuo sogno, come qualcuno ha detto “I have a dream”, si realizzi come a Madrid 2008. Un carissimo saluto ed un abbraccio 🤗
Speriamo che possa cambiare anche in Italia. Speriamo che qualcuno rifletta e inizi a rispettare i motociclisti gente meravigliosa che ama vivere e viaggiare col vento sul casco, col sorriso di un bambino senza limiti di età e sesso.
La Sicurezza & Prevenzione Stradale è uno dei tanti Business dello Stato Italiano. In base alle statistiche gia’ hanno coltivato i fiori per le ghirlande, hanno tagliato gli alberi per fare le Bare, negli ospedali gli avvoltoi con le autoambulanze sono li pronti a speculare, il Loculu è giò pronto a fronte di un esborso improvviso, le Pompe funebri, anche il Prete non canta MESSA senza soldi…..e risparmiano le Pensioni. Il problema è solo il PAPPAGALLO!!! La mia pagina fb “Una strada per la vita” Un abbraccio a Tutti i Motociclisti che si battono SENZA SCOPO DI LUCRO per la Sicurezza Stradale.