Il Mondo delle Moto vive fuori dai social

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Maxmoto - since 1975 | Il mondo delle moto vive fuori dai social: comunità motociclistica vera
Comunità Motociclistica

C’era un martedì sera, anni fa, in cui sapevo già chi avrei trovato. Si parla di un mondo delle motodove non dovevo controllare niente. Non dovevo mandare messaggi, non dovevo confermare la presenza in nessun gruppo.

C’era un locale, c’era un orario, c’erano le stesse facce che per settimane avevo letto su uno schermo e che a un certo punto avevano smesso di essere nickname per diventare persone.Il forum era il mezzo. Quel tavolo era il punto d’arrivo.

Ci sedevamo, si ordinava, e si parlava. Di curve, di gomme finite troppo presto, di quel passo che uno aveva fatto il weekend prima e che gli altri volevano provare. Del prossimo giro in gruppo, del motoraduno di tizio che sarà a breve. Nessuno fotografava la birra, nessuno filmava la conversazione. Ci si guardava in faccia, e quello bastava. Il mondo della moto era lì, su quel tavolo.

E oggi, come funziona?


Dove si è persa la strada

Il mondo delle moto non si costruisce sui social

Non perché la voglia di trovarsi sia scomparsa.I gruppi si moltiplicano, i membri aumentano, le notifiche non finiscono mai. Ma tra l’iscrizione a ungruppo Facebooke il vedersi davvero c’è un abisso che nella maggior parte dei casi non si attraversa mai. E il motivo, se ci penso bene, non è pigrizia. Non è mancanza di interesse.

È che questi strumenti non sono costruiti per la prossimità. Sono costruiti per la visibilità.

Un algoritmo non sa dove sei in questo momento. Non sa che sei fermo sul bordo di una provinciale con qualcosa che non va. Non sa che a quindici chilometri da te c’è qualcuno del mondo delle moto come te che potrebbe aiutarti nel problema.L’algoritmo sa cosa ha generato più reazioni ieri.Sa come tenerti incollato allo schermo adesso. Sa come farti tornare domani.

Non sa niente della strada.

SuRedditqualcuno scrive: “Perché nessuno scrive più sui forum? Tutte le risposte ai problemi vari della gente sono datate di almeno 10 anni, Yahoo answer è stato chiuso e così via. C’è una ragione dietro questo crollo e perché prima erano così tanto popolari?“. Domanda lecita, ma anche uno dei Forum più importanti d’Italia come ilTing’Avertsembra abbia subito un colpo notevole. Solo sulla pagina dedicata al triveneto, post recenti c’è solo quello dedicato al TinGarda. Poi post fermi al 2016, 2019, altri con qualche messaggio del 2024 o 2025. Chi si presenta, pochi, non ha risposte di neanche un semplice “benvenuto”.

I forum motociclistici degli anni 2000 (tra il 2004 e il 2014), erano comunità vere, dove si creavano contenuti profondi, guide specifiche per ogni modello di moto, e dove le persone costruivano relazioni che duravano anni. I social offrono contenuti veloci e superficiali, ma hanno distrutto la profondità e la ricercabilità che quei forum garantivano.

Nel forum della Yamaha FJR, uno di quelli che frequentavo con regolarità, un utente ha scritto una frase che mi è rimasta dentro: i forum erano depositi di conoscenza e di esperienza, ci si costruivano relazioni reali in vent’anni di frequentazione. I social, aggiungeva, non riescono a fare la stessa cosa.

Non era nostalgia. Era un dato di fatto.

Il forum del Mondo delle Moto nasceva dopo la realtà

Ecco il punto che nessuno dice mai, e che ho capito solo ripensandoci a distanza di anni.

Il forum non creava la comunità. La comunità esisteva prima.Ci si conosceva a un motoraduno, a una cena, a un ritrovo fisso nella settimana. Poi qualcuno diceva: apriamo un forum, così ci organizziamo meglio. E il forum diventava lo strumento per ampliare qualcosa che già viveva fuori dallo schermo.

Oggi succede il contrario.Si crea il gruppo su Facebook, si accumulano centinaia di iscritti sparsi su tutta la penisola, e poi ci si chiede perché nessuno si incontra mai. La risposta è semplice: non c’è niente da ampliare. Non c’è nessun tavolo da cui partire. C’è solo un feed che scorre.

Il sitoEroica Feniceha documentato la scomparsa dei forum online come fenomeno ormai conclamato. Li ha definiti “deserti digitali”, luoghi che esistono ancora ma che hanno perso qualsiasi funzione di aggregazione reale. Il concetto intimo di community che viveva nei forum, scrive, non esiste quasi più.

E nel mondo della moto la situazione è ancora più evidente. Alcuni Blog parlano delle frammentazioni, con una certa novità. Eppure sono situazioni che vivo da anni, dagli inizi del 2000. C’è appunto chi ha denunciato la frammentazione delle realtà motociclistiche italiane: decine di piccole associazioni e gruppi, ognuno chiuso nel proprio miniregno, incapaci di costruire qualcosa di condiviso. Il risultato è dispersione. Tanti loghi, poca sostanza. C’è sempre stato, ma comedicevo già in precedenza, certe dinamiche ci sono sempre state, ma dall’avvento dei social, della semplicità di creare opere individuali che alla fine divengono monumenti di autocelebrazione, tutto ha preso una dinamica estrema e tossica.

Il Mondo delle Moto con la vetrina che non diventa piazza

Conosco gruppi Facebook con migliaia di iscritti.Quel Mondo delle Moto che ha immagini di moto, caschi, poche facce e pochi sorrisi. Scorro, e trovo sempre le stesse cose: foto della moto appena lavata, qualche domanda tecnica che riceve tre risposte contraddittorie, termini come “bimbe”, “scarpette” (ndr.: bimba è la moto, scarpette i pneumatici) e ogni tanto un amministratore che ricorda le regole del gruppo. Che poi sono quasi sempre le stesse: niente pubblicità esterna, niente link ad altri gruppi, niente eventi che non siano organizzati da lui.

Ma lui, di eventi, ne organizza pochissimi. O nessuno.

Le stesse persone le ritrovo in altri dieci gruppi identici.Iscritte ovunque, presenti da nessuna parte. La mia percezione per molti di questi gruppi, che sono per lo più una sorta non solo di vetrina personale, ma di Gruppi Dating. Il Mondo delle Moto ridotto a primi appuntamenti, che tali rimangono.

Ok, anche io ci sono dentro, in una decina, sto ancora aspettando qualche incontro, a breve proporrò io per i vicentini un incontro fisso e vi farò sapere come va.

Perché i social mostrano a tutti, ma non mostrano a chi è vicino.Creano audience, non territorio. E per chi vive il mondo della moto come stile di vita, non come passatempo domenicale, il territorio è tutto. È sapere che su quel passo, in quella provincia, in quel momento, c’è qualcuno come te.

Un giovane Maxmoto in una serata a Modena con il Gruppo Motociclistico dell’Emilia: V-Team

InMoto ha raccontato una delle poche eccezioni che confermano la regola:un gruppo romano che da dodici anni riesce a organizzare uscite reali,con persone che si presentano anche senza conoscersi. L’articolo è del 27 settembre 2023, il gruppo dal 2011 è su Facebook, sicuramente ha trasformato quello che esisteva già in un gruppo social media per poi ingrandirsi, ma la base esisteva e ha generato continuità.

Il difetto opposto che funzionava

Il forum degli anni 2000 aveva un difetto opposto ai social:era lento, verticale, richiedeva impegno. Bisognava registrarsi, presentarsi, scrivere con un minimo di cura. Ci voleva tempo per farsi conoscere. Ma quel martedì sera esisteva davvero. Quelle facce le incontravi. Quella conoscenza diventava fiducia, e quella fiducia diventava qualcosa che durava.

Ricordo sere in cui partivo da Prato per andare a Modena, solo per sedermi a un tavolo con gente che avevo conosciuto su un forum. Centocinquanta chilometri di andata, centocinquanta di ritorno. E non mi pesavano, perché sapevo cosa avrei trovato. Sapevo che quei volti corrispondevano a quei nomi, e che quei nomi avevano una storia che conoscevo frase dopo frase, discussione dopo discussione. Quello era il Mondo delle Moto fatto di persone e motocilisti.

Non era un like. Era presenza.

Qualcosa che prova a ricucire

Sto osservando in questi mesi qualcosa che prova a ricucire quella distanza.Non sui social, ma attraverso i social, portando le persone altrove. Verso qualcosa di operativo, di territoriale, di concreto.

Qualcosa che parte da una domanda precisa:chi c’è vicino a me, adesso, che vive la moto come la vivo io?

Non è ancora tutto pubblico. Ma sta arrivando.

E io, nel frattempo, mi sto muovendo.In Veneto sto cercando di creare un punto di ritrovo reale, un luogo con un giorno e un orario fisso, dove chiunque possa venire a sedersi, a parlare, a raccontare. Come quei martedì sera di vent’anni fa. Come quei tavoli dove nessuno doveva spiegare perché era lì.

Perché il mondo della moto non si costruisce con i follower.Si costruisce con la presenza.

Autore

  • Maxmoto

    Massimo — Maxmoto since 1975
    Sono in sella dal 1990, da un Aprilia SR50  trasformato in officina. Poi un 125 fino alla BMW K1600GT con sei cilindri in linea che risponde come risponde un vecchio amico. Nel mezzo: una Honda CBF 600, una Yamaha FJR 1300 con oltre 225.000 km insieme, curve alpine, passi dolomitici, la Sardegna, la pioggia, il freddo alle caviglie e tutto ciò che sta in mezzo. Oltre 400.000km
    Negli anni ho seguito diversi gruppi e associazioni che si occupano di sicurezza stradale, di sensibilizzazione sui sistemi di sicurezza e di un abbigliamento adeguato alla guida in moto.
    Scrivo di moto-terapia perché l'ho vissuta prima di darle un nome. Se sei arrivato fin qui, probabilmente sai già di cosa parlo.
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2 Responses

  1. Ciao Massimo, condivido pienamente tutto quello che è il tuo pensiero sul mondo moto, motociclisti e social. Sicuramente con l’evento e il sempre più diffondersi dei social si sta perdendo quel sapore di realtà di scambio umano di opinioni e condivisione dei fatti. Sui social si tende ad essere “il più bravo” quello che ha più followers …che alla fine non contano una cippa. Io ho avuto modo di testare tutto ciò con esito che è meglio lasciar perdere e se mi va di condividere la strada sulle 2 ruote è meglio “POCHI MA BONI” (-; La possibilità di un posto e un tavolo dove trovarsi la sto valutando da un po…. e prima o poi la vorrei realizzare. Buone strade Maxmoto.

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