Partivo per il viaggio in moto con la tenda. Arrivavo al campeggio e chiedevo se c’era posto. C’era quasi sempre posto.
È finita così per una buona fetta degli inizi del Duemila. Si portava poco, si improvvisava molto, si dormiva in tenda con l’erba sotto il telo impermeabile. Ancora oggi lo prediligo, si accentua di più quel senso di libertà della moto. Ma i prezzi sono cambiati, i camping sono più villaggi vacanza e pretendono la sosta minima di due o tre giorni. E poi, i B&B e alberghi si prenotano su un’app mentre sei in sosta tra una tappa e l’altra.
Prenotare è diventato il punto di partenza, non la riserva di piano B.
La ricerca prima del viaggio in moto
Quando organizzo un viaggio in moto di più giorni, la prima cosa che faccio è fermare i punti di sosta. Non le tappe nel mezzo, quelle le decido mentre guido. Ma i posti dove dormirò, quelli li voglio chiari.
E c’è un dettaglio che non tratto come secondario: il parcheggio per la moto. Una struttura che non ha uno spazio coperto o recintato per tenerla al sicuro semplicemente non entra nella lista. Uso Google Maps come una volta si usava la carta geografica. Ma c’è un qualcosa in più: Street View.
Con Street View giro il quartiere, il paese, guardo com’è la struttura dall’esterno, conto i servizi intorno. Supermercato, ristoranti, una lavanderia a gettoni se il viaggio supera i tre giorni.
Quella lavanderia vale oro. Con indumenti tecnici che asciugano in quattro ore (d’estate anche in mezz’ora), in un pomeriggio risolve tutta la settimana.

Il sistema delle quattro zone
Ho capito da un pezzo che il bagaglio in moto non si organizza pensando a cosa portare. Si organizza pensando a quando serve ogni cosa.
C’è roba che mi serve adesso, mentre guido: borsa serbatoio.
Copia cartacea dal digitale di documenti del viaggio e prenotazioni (raccomando, solo se si possiede la copia digitale sul telefono o account personali), borraccia termica, qualcosa da mangiare, una cerata e un ombrellino. Tutto raggiungibile senza aprire niente.
C’è roba che mi serve la sera e la mattina: una borsa laterale.
Vestiti, kit igienico come rasoio, dentifricio, bagnoschiuma, deodorante e medicinali. Quattro cose che pesano duecento grammi e occupano zero.
C’è roba che non devo toccare finché non arrivo sul luogo stabilito o in un punto interessante: l’altra borsa laterale.
Tecnologia, adattatori, cavi, drone, actioncam, tablet. Tutto ciò che riguarda il ludico della documentazione del viaggio.
La terza borsa, come valigia statica sulla moto ma quarta zona come luogo di carico, è il topcase, il bauletto posteriore. Per me è l’angolo del “non si sa mai”, il posto nel caso dovessi comprarmi qualcosa da portare a casa.
Questa divisione sembra banale. Non lo è. Tiri giù ciò che serve al momento che serve, ma soprattutto la divisione dei pesi, l’equilibrio importante per ottenere una guida stabile, piacevole, sicura. Potremmo dire che c’è una quinta zona: il sotto sella. Nelle mie moto c’era sempre il posto per un lucchetto e una catena. Questo perchè se ho la moto carica e sosto per una passeggiata nel luogo dove mi fermo, serve qualcosa per mettere in sicurezza il casco nel caso nel bauletto topcase non vi entri perchè c’è magari la posa della giacca o altro di valore.
Anche su questo bisogna stare attenti:mai nella borsa da serbatoio riporre oggetti di valore o che hanno un importanza fondamentale per il viaggio. Tale borsa può essere la più vulnerabile al furto.
Viaggio in moto al mare: il criterio dell’essenziale
Per un viaggio estivo al mare non esiste articolo di punta del guardaroba. Esistono vestiti che asciugano e vestiti che mi fanno sudare. I secondi li lascio a casa.

Abbigliamento tecnico leggero per il giorno, una cosa un po’ più presentabile per la sera. Un pantalone leggero lungo, alcuni corti, una camicia di lino. Non si può stare in divisa da moto dal mattino alla notte: una sera seduti a un tavolo fuori a mangiare pesce vale quanto cinquanta chilometri di costa.
Per la spiaggia ho trovato un ombrellone che chiuso misura circa 50 centimetri e aperto svetta per 140cm e copre 110cm di diametro. Sta legato al portapacchi esterno sopra al topcase, dentro a una borsa con asciugamani e ciabatte. Tutto insieme, tutto fuori dalle borse laterali. Sabbioso, bagnato, umido: non contamina niente. Quando arrivo alla struttura si stacca, si porta a parte, le borse restano integre.
Il principio vale sempre:quello che si sporca o si bagna non entra mai nelle borse!
In montagna cambia il copione, non la logica
La montagna è un altro viaggio. Non più complicato, diverso.
L’ombrellone rimane a casa. Entrano ipantaloni tecnici da moto con le protezioni convertibili, quelli con la gamba staccabile che in dieci secondi diventano pantaloncino: mi hanno risolto anni di incertezza su cosa portare quando un itinerario passa dalla strada al trekking o escursione, giro il paese. Un paio, tre funzioni.
Le scarpe cambiano: basta mocassini, tanto meno le infradito. Scarpe da camminata, in quota si cammina su sentieri, sui sassi, su fondi su cui si deve aderire, stare sicuri.
E poi c’è il meteo, che in montagna si tratta diversamente. Ho smesso da tempo di fare previsioni sulle Alpi o sull’Appennino oltre le ventiquattr’ore. Quindi Topcase contenente solo ciò che serve appunto per gestire le temperature o il meteo. Non nelle borse laterali, magari sotto due strati di vestiti: fuori, a portata. La pioggia, ma soprattutto il freddo, in quota non avvisa. La questione della temperatura varia considerevolmente tra il passo e il paese in bassa valle, dove l’escursione può essere di dieci gradi, se va bene. Ho guidato in estate con le dita che si intorpidivano ai 2000 metri e mezz’ora dopo tiravo su la visiera perché la valle bruciava. Ed ecco la vestizione a “cipolla”, con il togli/metti, il “non si sa mai” comodo all’interno del topcase.Il tutto è assai strategico e comodo.
Il viaggio inizia prima del viaggio in moto
Non è organizzazione, o almeno non solo. Quando cerco la struttura, quando guardo su Street View come è fatta la strada d’accesso, quando decido cosa mettere in quale borsa, sono già in viaggio.

Il pensiero funziona così: anticipa, prepara il terreno, lascia che la mente si metta in sella qualche giorno prima della partenza. E quando finalmente si parte, ci si ritrova già nel ritmo giusto.
Trent’anni fa lo facevo senza saperlo, sui campeggi improvvisati con la tenda e la cartina. Adesso lo faccio con più metodo. Il risultato è lo stesso: meno ci si preoccupa della logistica, più si riesce a stare sulla strada.
Voi come lo costruite, il vostro sistema? Ogni motociclista che viaggia ha un trucco che gli altri non conoscono. Scrivetelo nei commenti.








2 Responses
Ciao MaxMoto, bellissimo articolo/riflessione su come organizzi il tuo viaggio in Moto. Come sai da un pò di tempo mi dedico alla pianificazione dei viaggi in Moto per il mio gruppo, non ho nessun metodo “segreto” ma il tutto viene gestito del quel poco di esperienza fatta negli anni. Negli anni 80′ andavo in vacanza con la vespa attrezzata di portabagagli davanti e dietro tenda, sacco a pelo. ….I bei tempi!
La Vespa!! Spettacolo. se hai qualche foto, scansionala e condividila!