Pneumatici moto: quanto conta davvero sentirne la differenza? L’altro giorno ho letto un post su Facebook dove un motociclista che va in moto da trent’anni scriveva, più o meno, questo:non sento tutta questa differenza tra le gomme. Leggo i commenti e sembra che tutti siano sensibili. Io ho fatto tutto con tutto, senza problemi. Sarà solo aria fritta da bar?
Ci ho pensato su qualche minuto.Non perché la domanda sia stupida, anzi. È una domanda onesta. Però mi ha fatto venire in mente una cosa che non c’entra con gli pneumatici moto.
Sensibilità non è un’opinione
Ci sono persone che entrano in una stanza e capiscono subito l’aria che tira. E persone che escono dalla stessa stanza convinte che fosse tutto tranquillo. Non è questione di intelligenza. È questione di dove metti l’attenzione.
In moto funziona uguale.
Se non senti la differenza tra uno pneumatico e l’altro, non significa che la differenza non esista.Significa che stai guardando (o guidando) altrove. O che non sai ancora cosa cercare. Che non è la stessa cosa.
Ho guidato per più di 400.000km. Ho montato pneumatici moto che duravano 12.000 km filati e altri che a 5.000 iniziavano a comportarsi in modo strano. Non drammatico. Strano. Quel tipo di stranezza che se non hai imparato a interrogare la moto, passa inosservata. E se passa inosservata, ti ritrovi a fare cose che la moto fa per te, non con te.
Cosa succede davvero dopo 5.000 km agli pneumatici moto
Non è una questione di marketing. Non è aria fritta da bar.
Il vero banco di prova degli pneumatici moto si vede nella durata. Non nel giro veloce, non nella curva perfetta, non nel confronto tra nuova e nuova. Si vede quando la gomma ha già macinato qualcosa, quando la mescola ha lavorato, quando l’asfalto ha lasciato il segno.
Sull’anteriore, certi pneumatici moto che perdono qualità in modo irregolare cominciano a sviluppare quello che in gergo si chiamaeffetto shimmy: un ondeggio del manubrio, leggero prima, meno leggero dopo, che arriva quasi sempre in rettilineo a velocità sostenuta. Chi non lo conosce lo attribuisce al fondo stradale, all’equilibratura, qualcuno al cerchio. Sul posteriore può formare uno scaletto in piega, la famosa “spiattellata”, oppure un usura più marcata sulle spalle. La ruota che entra in curva non trova una superficie uniforme, trova un gradino. La moto non scende, si fa pesante, risponde con un lieve ritardo. Centimetri di risposta in meno. Che su un’autostrada libera non significano niente, ma su un misto o su un tornante può risultare poco piacevole. E tutto dipende dal modo di guidare, quanto si controllano le pressioni, carichi, tipologia di strade percorse.
Questi non sono problemi da collaudatore. Sono problemi da guidatore qualunque che ha imparato a sentire la moto.

Il MotoGP non c’entra, eppure c’entra
In MotoGP montano tutti gli stessi pneumatici motoMichelin. Stesso fornitore, stesso modello base, stessa struttura. Cambia la mescola, cambia la pressione, cambia il momento del giro in cui la gomma lavora meglio. E le performance cambiano in modo radicale.
Non lo decidono le telemetrie da sole. Lo decide anche il pilota che torna al box e dice:davanti mi manca un po’ di morso in entrata, al posteriore sento che scalda troppo tardi.Quella sensazione, quella lettura, vale quanto una curva di temperatura sul monitor. A volte vale di più, perché arriva prima.
Esistono i test rider per questo. Gente che sale su una moto, macina chilometri e torna con informazioni che gli ingegneri non riuscirebbero a raccogliere con i soli sensori. E’ un talento che hanno allenato a comprendere cosa gira sotto alla moto.
La sensibilità non è un talento che si nasce. È un’abitudine che si coltiva.
Il vero problema del post
Non è che questo motociclista si sbagliasse del tutto. Probabilmente su strada, in condizioni normali, con una guida regolare, la differenza tra uno pneumatico buono e una meno buono non si manifesta come un evento.Durante i km ci si abitua poi al suo consumo,fino a che le performance degli pneumatici moto davvero non sono compromesse. Poi possono esserci delle sfumature, che si sentono solo se si impara ad ascoltare. è un po’ come chientra in una conversazione e legge tra le righe, e c’è chi invece è convinto che tutto andasse bene, che non ci fosse niente da vedere.
Poi c’è l’abitudine di chi gioca sul limite costante, che usa solo la moto per chiudere le gomme e per lo più sempre sulle stesse strade, che sanno che quegli pneumatici moto possono tenere e nessun altro è meglio di codesti. Proprio come chi conversa e parla sempre delle stesse cose, tornando all’esempio sopra.
Trent’anni di moto non garantiscono sensibilità automatica. Possono garantire abitudine. E l’abitudine, a volte, è il contrario dell’attenzione.Non è una questione di anni passati in sella. È una questione di quanta parte di te, mentre guidi, è davvero presente. Quanta parte stai ascoltando la moto, e quanta parte stai solo aspettando di arrivare.

Se anche tu vivi la moto come stile di vita e non solo come mezzo, trovi altre riflessioni simili nella sezione Comunità Motociclistica del blog. Per la pressione corretta e la scadenza dei pneumatici moto, la fonte più affidabile resta sempre il libretto uso e manutenzione del costruttore.








One response
Grazie Max , è sempre interessante quello che scrivi!